Quando ero giovane inesperta e del tutto ignara, internet non aveva ancora dato spazio a facili conoscenze, soffrivo la mia forte chiaropercezione.
Quando entravo in certi ambienti lo stomaco si chiudeva, diventava duro, uno strano nervosismo si agitava in me insieme ad una sensazione di pericolo e ansia.
Andavo in un iper allerta… a cui cercavo di dare risposta o quanto meno un perché.
Ignoravo si trattasse della reazione di un chiaro senso e non sapevo cosa fosse la chiaropercezione.
Alcune volte, investigando, trovavo una risposta in accadimenti di natura violenta. Ma perché rispondevo in quel modo, rimaneva un mistero.
Il mio “extrasenso” era particolarmente sensibile alle energie di paura, morte, dolore e simili… energie, che facilmente definiremmo di “bassa” vibrazione, che si erano registrate negli ambienti.
La situazione non migliorava se si attivava la chiarovisione. Mi rannicchiavo nel mio letto quando capitava di notte, a volte gli incontri erano “simpatici” come il saluto col cappello di un trapassato che si aggirava in una caserma a Milano.
Incontri, immagini, sensazioni e zero spiegazione utile se non: è frutto della tua fantasia o sei una persona sensibile e timida.
La cosa che mi sorprende ancora oggi è che in certe situazioni le risposte non sono cambiate, sei tu fuori posto o hai necessità di una “registrata psicologica”.
Tutto oggi sembra passare attraverso una lettura e validazione scientifica, voglio raccontarvi qualcosa in merito.
E se tutto fosse solo frutto di immaginazione, di malessere psicologico?
Sono sicura che qualche ricerca su Google vi ha aperto diversi file in merito. A volte sembra una gara tra Scienza e scetticismo: Molti interrogativi che assillano tutti puntano a scoprire cosa dicono la psicologia e le neuroscienze su questi fenomeni, cercando spiegazioni razionali come l’inconscio o l’intuizione rapida.
Bene tuffiamoci in questo mondo.
Sesto senso o trucco della mente? Cosa c’è di vero dietro le percezioni extrasensoriali
Ti è mai capitato di pensare a un amico che non senti da mesi e, un secondo dopo, veder comparire il suo nome sullo schermo dello smartphone? O magari di provare un’improvvisa sensazione di disagio, per poi scoprire che è successo qualcosa di spiacevole a una persona cara?
Nel linguaggio comune lo chiamiamo sesto senso. Nel mondo accademico si parla di ESP (Percezioni Extrasensoriali): la capacità di ricevere informazioni senza l’uso dei cinque sensi tradizionali.
Da decenni questo argomento divide il mondo tra accaniti sostenitori del paranormale e scettici convinti. Ma dove si ferma la suggestione e dove inizia la realtà? Per capirlo dobbiamo fare un viaggio tra i segreti della mente e persino tra i file un tempo segreti della CIA.
I quattro pilastri del mistero: quali sono i “poteri” più ricercati sui social media?
Quando parliamo di percezioni extrasensoriali, la cultura new age e la ricerca scientifica tendono a concentrarsi su quattro fenomeni principali:
Telepatia: La capacità di leggere il pensiero altrui o di trasmettere informazioni da mente a mente.
Chiaroveggenza: La percezione di eventi, oggetti o luoghi lontani o nascosti, senza l’uso della vista.
Precognizione: La facoltà di prevedere il futuro prima che accada (il classico “sentirselo”).
Psicocinesi: La capacità di influenzare o muovere la materia con la sola forza del pensiero.
L’interesse per queste facoltà non è solo una moda da social network. Durante la Guerra Fredda, il governo degli Stati Uniti ha finanziato per oltre vent’anni (dagli anni 70 a metà degli anni 90) il celebre “Progetto Stargate”, un programma militare segreto volto a studiare se lo spionaggio psichico a distanza potesse essere usato contro l’Unione Sovietica.
Slavy Gehring ha scritto un bellissimo manuale sulla tecnica utilizzata da queste psicospie il Remote Viewing, un protocollo per individuare un obiettivo. Per gli appassionati cinefili vi consiglio anche il film con George Clooney “L’uomo che fissa le capre” sullo stesso argomento.
Il progetto Stargate sembrerebbe essere stato chiuso.
Naturalmente la giustificazione è perlopiù legata ad una mancanza di prove scientifiche concrete.
La risposta della scienza: come il cervello ci “inganna”
Se la scienza ufficiale nega l’esistenza dei poteri paranormali, come si spiegano quelle coincidenze così perfette da lasciarci a bocca aperta? La risposta non sta nel sovrannaturale, ma nei “sofisticati” meccanismi del nostro cervello. Gli psicologi e i neuroscienziati hanno individuato alcuni fattori chiave:
1) Il bias cognitivo di conferma: Ricordiamo solo gli eventi straordinari. Se pensi a un amico e lui ti chiama, lo consideri un “segno”. Ma quante volte hai pensato a quell’amico senza che succedesse nulla? Il cervello cancella i fallimenti e memorizza solo le coincidenze di successo.
2) Il super computer inconscio: La nostra mente elabora costantemente migliaia di informazioni ambientali senza che ce ne accorgiamo. Se “senti” che sta per succedere qualcosa, potrebbe essere che il tuo inconscio ha registrato micro-segnali (un rumore, un cambio di tono di voce, un’espressione del viso) prima della tua parte razionale.
3) La legge dei grandi numeri: Su milioni di pensieri che formuliamo ogni giorno, è statisticamente inevitabile che alcuni di essi coincidano perfettamente con la realtà esterna. Non è magia, è pura matematica.
Questa è la risposta scientifica, interessante sicuramente. Io da insegnante di Parapsicologia ho, però, un altro pensiero.
La prospettiva della parapsicologia: oltre i confini della materia
Se per la scienza ortodossa, come abbiamo visto, le percezioni extrasensoriali rimangono un tabù, esiste un’intera branca di studiosi e ricercatori che ha cercato di dimostrarne l’esistenza con un approccio sperimentale e statistico. Per i parapsicologi, l’ESP non è una credenza magica, ma una realtà biologica e psichica anche se ancora non del tutto compresa.
I sostenitori di questa tesi fondano le proprie ragioni su decenni di esperimenti di laboratorio e testi fondamentali. Ne citerò alcuni:
1) I pionieri e il laboratorio della Duke University: Il padre fondatore della parapsicologia moderna, il biologo J.B. Rhine, a lui si deve il termine “percezione extrasensoriale”, aprì negli anni ’30 un laboratorio ufficiale all’interno della Duke University dove fece studi sulla trasmissione attraverso il pensiero di immagini e simboli. Nel suo libro “Extra-Sensory Perception After Sixty Years” (fondamentale per chi vuole comprendere la materia), Rhine descrisse l’uso delle famose Carte Zener (carte con cinque simboli geometrici: cerchio, croce, onde, quadrato, stella).
Attraverso migliaia di test, Rhine dimostrò che alcuni soggetti riuscivano a indovinare le carte coperte con una frequenza statisticamente molto superiore alle leggi del puro caso, suggerendo, quindi, l’esistenza di una reale facoltà extrasensoriale.
2) L’effetto dell’ipnosi e lo studio sui non vedenti: Un altro pilastro della ricerca indipendente è rappresentato dagli studi del parapsicologo e scienziato ceco Milan Ryzl, autore del saggio “Come sviluppare le facoltà paranormali”. Ryzl dimostrò attraverso rigorosi esperimenti che lo stato di ipnosi profonda poteva “risvegliare” o amplificare le capacità ESP.
Tra i suoi esperimenti più noti ci sono i test condotti su studenti non vedenti, i quali, stimolati mentalmente, riuscivano a “sostituire” la vista biologica identificando oggetti e colori a distanza per via extrasensoriale.
3) La teoria della mente quantistica: Molti studiosi contemporanei suggeriscono che i fenomeni di telepatia e precognizione non violino le leggi della fisica, ma si colleghino alla meccanica quantistica, in particolare al principio dell’entanglement (la connessione immediata tra particelle a distanza). In quest’ottica, le nostre menti non sarebbero isolate, ma collegate a un campo informativo universale.
Una facoltà latente in ognuno di noi.
Secondo questa visione, il “sesto senso” non è un dono esclusivo di pochi eletti (medium o sensitivi), ma una facoltà innata e latente nel cervello di ognuno di noi, spesso soffocata dal rumore della nostra mente razionale e logica.
Quando questa barriera razionale si abbassa (ad esempio durante il sonno, in uno stato di forte stress, in meditazione, o con un intento ben espresso) l’informazione extrasensoriale riesce a emergere, manifestandosi sotto forma di intuizione improvvisa o sogno premonitore.
Conclusione: un ponte tra scienza e mistero
In definitiva, il dibattito sulle percezioni extrasensoriali resta apertissimo e le posizioni sul tema continuano a essere profondamente distanti: da un lato lo scetticismo della scienza ufficiale, dall’altro le prove della parapsicologia.
Io credo che liquidare tutto questo come una scelta della mente, un semplice “trucco”, una fantasia o un sogno a occhi aperti sia fuorviante e riduttivo; poiché viene a mancare una verità profonda che appartiene all’esperienza di ognuno di noi. Io vi ho raccontato la mia.
Gli extrasensi per me vanno compresi nel loro funzionamento (che ha caratteristiche personali) e gestiti con consapevolezza.
Le intuizioni improvvise, i sogni premonitori e quella inspiegabile connessione mentale che proviamo verso chi amiamo fanno parte del nostro vissuto da secoli.
Negare l’esistenza delle percezioni extrasensoriali, o l’intensità con cui le avvertiamo, significa in qualche modo negare una parte importante, profonda, affascinante e ancora inesplorata di tutti noi.
Qualsiasi sia la vostra posizione che crediate che si tratti di un super potere del cervello o di un dono o magari una finestra sull’invisibile, il sesto senso rimane la prova che siamo fatti di qualcosa che va ben oltre ciò che gli occhi fisici possono vedere.
Ancora una piccola cosa.
Oggi, ogni volta che incontro un nuovo allievo pieno di dubbi e difficoltà con la gestione delle proprie percezioni extrasensoriali, ripenso a quell’adolescente ignara e priva di risposte. Ricordo quanto avrebbe desiderato avere qualcuno che la sostenesse nei suoi primi passi consapevoli, per smettere per sempre di esserne preda. E, per ognuno di loro, io cerco di diventare quel qualcuno.
Melania Riolo insegnante dell’Accademia di Parapsicologia Intuizia.
